Dolore e sensibilità ai denti: quali differenze?

Dolore e sensibilità ai denti: quali differenze?

Dolore ai denti e sensibilità dentale sono problemi frequenti nei pazienti. Capirne le differenze risulta fondamentale per poter agire in modo adeguato e risolvere il problema.

Sia il dolore a uno o più denti sia la sensibilità dei denti creano molti fastidi, specialmente durante la masticazione: se avverti dolore a un molare, per esempio, non potrai masticare su quel lato della bocca.

Se hai uno o più denti sensibili, non riuscirai a bere bevande fredde o calde. E la pulizia approfondita dei denti con un igienista dentale potrebbe provocarti dolore.

Quali sono le cause che provocano dolore o sensibilità ai denti?

Dolore ai denti: quali cause?

Le cause del dolore ai denti sono ovviamente sono più serie della sensibilità dentale. Di solito è un dolore persistente, intenso e masticare o esercitare pressione sul dente interessato peggiorerà il dolore.

  • Carie: è la causa principale del mal di denti. La carie insorge quando i batteri erodono lo smalto dentale producendo acidi, fino a raggiungere gli strati più interni, arrivando alla polpa dentale.
  • Dente rotto o scheggiato: il dolore si avverte durante la masticazione, perché la zona interessata è più sensibile, restando allo scoperto la polpa dentale.
  • Ascesso dentale: l’ascesso si verifica quando insorge un’infezione che parte dalla radice del dente o nello spazio fra dente e gengiva. Si forma un gonfiore che provoca dolore e anche un cattivo sapore in bocca.
  • Malattia parodontale: la parodontite è una malattia gengivale allo stadio avanzato. Si tratta di un’infiammazione e infezione alle gengive che, se non trattata, può peggiorare e causare la recessione gengivale, esponendo le radici dei denti all’attacco dei batteri.
  • Denti del giudizio: la nascita dei denti del giudizio è spesso problematica. Il dente che cerca di spuntare potrebbe non avere sufficiente spazio, causando dolore.

Le cause della sensibilità ai denti

Alcune cause dei denti sensibili sono dovute ai problemi dentali di cui abbiamo appena parlato.

  • Erosione dello smalto dentale: lo smalto dei denti protegge la polpa dentale. Una volta eroso – a causa di un eccessivo uso dello spazzolino da denti o per alcuni tipi di farmaci o alimenti – porta allo scoperto l’area sensibile dei denti.
  • Recessione gengivale: la recessione delle gengive – che, abbiamo visto, è provocata dalla malattia parodontale – espone le radici dei denti, molto sensibili agli stimoli esterni, come masticazione, alimenti freddi o caldi.
  • Bruxismo o digrignamento dei denti: con il tempo, serrare o digrignare i denti provoca l’erosione dello smalto dentale, esponendo la dentina, collegata alle terminazioni nervose.

Differenza fra denti doloranti e denti sensibili

La differenza principale fra il dolore ai denti e la sensibilità dentale sta nella tipologia di “fastidio” che si prova: dolore e sensibilità sono due sensazioni diverse, anche se i denti sensibili possono arrecare dolore quando si assumono bevande molto fredde o molto calde, quando l’igienista dentale usa l’ablatore per la pulizia approfondita dei denti o quando il dentista usa la siringa aria/acqua.

Il dolore insorge per una delle cause descritte e resta anche senza alcuno stimolo esterno – può anzi peggiorare durante la masticazione, per esempio. La sensibilità, invece, sopraggiunge per uno stimolo: se questo non si verifica, non ci accorgiamo di alcun problema.

La sensibilità, dunque, è una sorta di dolore acuto e improvviso che si attenua rapidamente una volta rimosso lo stimolo, mentre il dolore è diffuso.

È dunque proprio dalla differenza fra dolore e sensibilità ai denti che possiamo comprendere il problema insorto nel cavo orale e porvi rimedio prenotando una visita specialistica presso lo studio odontoiatrico di fiducia.

Ritardare il trattamento dentistico può portare al peggioramento dei sintomi e a complicazioni serie, quindi è essenziale una valutazione tempestiva per preservare la salute orale.

 

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Genetica e salute orale: c’è un legame?

Genetica e salute orale: c’è un legame?

Sappiamo bene quanto la cura dell’igiene dentale conti sulla salute orale: usare spazzolino da denti e filo interdentale ogni giorno dopo i pasti, sottoporsi due volte l’anno a una pulizia approfondita per rimuovere placca e tartaro presso uno studio odontoiatrico ti permette di evitare carie e altri problemi.

Anche lo stile di vita conta: se assumi zuccheri in eccesso, fumi o consumi alcol abitualmente, la salute di denti e gengive ne risentirà.

Purtroppo entra in gioco anche un altro fattore, che non devi trascurare: la genetica.

L’influenza della genetica sulla salute orale

Alcune persone sono più inclini di altre a riscontrare problemi dentali, specialmente le carie. Questo dipende dalla loro storia familiare.

  • La genetica può influenzare vari problemi di salute orale, dallo sviluppo dei denti alle malattie gengivali.
  • Prima di iniziare le cure odontoiatriche, i dentisti si informano sulla storia familiare dei pazienti, in modo da poter creare trattamenti personalizzati.
  • I problemi dentali genetici si possono risolvere con buone pratiche di igiene dentale e visite periodiche dal dentista.

Forma, dimensioni, sviluppo dentale e suscettibilità alla carie e ad altre malattie gengivali dipendono dai nostri geni. Ma anche la forma della mascella e i denti storti o affollati spesso sono ereditari, come anche condizioni quali l’ipodonzia e l’oligodonzia, che comportano l’assenza di uno o più denti.

È logico, dunque, pensare che dieta, scarsa igiene orale, fumo e consumo di alcol possano influire sulla salute dentale e acuire i fattori genetici che portano a problemi dentali.

Se nella tua storia familiare sussistono le condizioni di cui abbiamo parlato, dovrai prestare maggiore attenzione alla cura dei tuoi denti.

Grazie alla conoscenza della tua storia familiare, il dentista può comprendere i fattori genetici che influenzano la salute orale e creare piani di prevenzione e trattamento più adeguati.

Le visite specialistiche periodiche giocano quindi un ruolo importante nella prevenzione dei problemi dentali, soprattutto per la carie.

Genetica e sviluppo dei denti

Abbiamo accennato che i fattori genetici sono responsabili dello sviluppo dentale: la genetica, infatti, influenza forma, dimensione e numero dei denti. Determinate anomalie nello sviluppo dei denti possono essere ereditarie.

Dai nostri geni dipende anche la formazione di smalto, dentina e polpa, che hanno significativi effetti sulla forma dei denti. Di nuovo, mantenere una buona igiene orale e uno stile di vita sano può aiutare a prevenire i problemi dentali causati da predisposizioni genetiche.

Carie dentale, malattie gengivali e fattori genetici

Alcuni fattori genetici sono associati a un più alto rischio di carie dentale, anche se alcune misure preventive – quali un’adeguata igiene orale, regolari visite dal dentista per pulizie profonde ed esami, particolari dentifrici e collutori – aiutano a mantenere una buona salute orale.

Risulta fondamentale sottoporsi a controlli odontoiatrici ogni sei mesi, così da permettere al dentista di identificare tempestivamente i problemi di salute orale nelle loro fasi iniziali e procedere con la giusta cura.

Se uno o entrambi i tuoi genitori di un paziente hanno contratto malattie gengivali, quel paziente è più incline a queste condizioni.

Dalla genetica, quindi dall’ereditarietà, dipende anche la risposta dell’organismo all’infiammazione e all’infezione, fattori chiave nello sviluppo della malattia parodontale.

Anche in questo caso controlli odontoiatrici regolari e cure gengivali proattive sono di grande importanza.

Condizioni dentali ereditarie e conseguenze

Due specifiche anomali possono essere provocate da disturbi dentali ereditari: l’amelogenesi imperfetta e la dentinogenesi imperfetta., condizioni dovute a mutazioni genetiche e che possono colpire rispettivamente lo smalto e la dentina.

Che cosa sono e quali conseguenza comportano?

L’amelogenesi imperfetta è un disturbo genetico che colpisce lo sviluppo dello smalto dentale, con il risultato di avere denti deboli, scoloriti e suscettibili alla carie. Le conseguenze di questo disturbo sono:

  • Aumento della sensibilità dei denti
  • Riduzione della funzione masticatoria
  • Necessità di frequenti trattamenti odontoiatrici
  • Problemi estetici

La dentinogenesi imperfetta è invece un disturbo genetico che influenza lo sviluppo della dentina, portando a denti scoloriti, fragili e deboli.

È chiaro come entrambe le condizioni abbiano un elevato impatto sulla salute orale e, di conseguenza, sulla qualità della vita.

Mantieni una buona salute orale

Nonostante i fattori genetici, possiamo seguire una dieta sana e curare l’igiene dentale. Ma soprattutto le visite regolari dal dentista ci permettono di avere una diagnosi precoce e intervenire per tempo per curare carie e malattie gengivali.

Se pensi di avere una storia familiare con problemi dentali, prenota subito senza impegno una visita presso il nostro studio odontoiatrico.

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Le cause della recessione delle gengive

Le cause della recessione delle gengive

Hai mai sentito parlare della recessione delle gengive?

La recessione gengivale si verifica quando il tessuto gengivale che circonda i denti si ritira o si riduce di dimensioni, esponendone le radici dentali. Il primo disagio è una maggiore sensibilità dei denti.

Quando il tessuto gengivale si stacca dai denti, bisogna intervenire tempestivamente, perché può essere un sintomo di malattia gengivale e aggravarsi fino a portare alla perdita dei denti.

Infatti, quando le gengive si ritirano e rimane esposta una parte delle radici dentali, i denti non sono più protetti e diventano sensibili e suscettibili ai batteri e alla carie.

Come riconoscere la recessione delle gengive?

Il segno più evidente è l’esposizione della radice dentale, ma esistono altri sintomi di recessione gengivale:

  • Dolore o fastidio al bordo delle gengive durante la masticazione.
  • Arrossamento e gonfiore delle gengive.
  •  
  • Sensibilità dei denti al caldo e al freddo.
  • Sensibilità quando si usano spazzolino e filo interdentale.
  • Sanguinamento dopo l’uso dello spazzolino o del filo interdentale.
  • Sensibilità durante l’igiene orale.
  • Spazi fra denti e gengive: piccole tasche o rientranze possono formarsi tra i denti.
  • Mobilità dei denti.

La recessione delle gengive non è un normale processo dell’invecchiamento dell’organismo, ma il sintomo di un problema di salute orale più serio.

Ma quali sono le cause della recessione delle gengive?

Malattie gengivali, genetica, fumo, scarsa igiene orale, cambiamenti ormonali, uso eccessivo dello spazzolino: tutti questi fattori possono provocare la recessione gengivale.

Malattie gengivali

La causa più comune della recessione delle gengive sono le malattie gengivali, ossia un’infezione batterica che può danneggiare il tessuto gengivale e provocarne la regressione. L’infezione è dovuta all’accumulo di placca (pellicola appiccicosa di batteri) e tartaro sui denti, che possono irritare e infiammare le gengive.

I batteri, se la malattia gengivale viene trascurata e non tratta, penetrano più in profondità nel tessuto delle gengive, causando la recessione gengivale e, di conseguenza, la perdita dei denti e altri gravi problemi di salute orale.

Uso aggressivo dello spazzolino da denti

Nella quotidiana igiene orale la spazzolatura dei denti è una delle azioni più efficaci, poiché rimuove i residui dei cibi dalla superficie dei denti.

Tuttavia un uso eccessivo può provocare l’usura del tessuto gengivale e portare alla recessione delle gengive.

Un’eccessiva pressione dello spazzolino applicata sulle gengive può farle allontanare dai denti, esponendone una parte sempre maggiore della radice e, col passare del tempo, indebolendo le gengive e rendendole più vulnerabili alle infezioni.

Scarsa igiene dentale

L’igiene orale – quindi pulire i denti sempre dopo i pasti con spazzolino e filo interdentale – rappresenta il metodo più efficace per evitare problemi a denti e gengive. Se l’igiene dentale è scarsa, placca e tartaro si accumuleranno sempre più sulla superficie dei denti.

La conseguenza, come abbiamo già detto, è l’insorgere di irritazione e infiammazione nelle gengive, la formazione di tasche, ossia di spazi fra denti e gengive in cui possono accumularsi sia residui di cibo – che non è possibile eliminare a casa – sia batteri.

Placca e tartaro con il tempo provocano la recessione delle gengive e lo sviluppo di malattie gengivali.

Cambiamenti ormonali

Un’altra delle cause della recessione delle gengive è data dai cambiamenti ormonali, che possono influenzare le difese dell’organismo alle malattie gengivali e aumentare il rischio di recessione gengivale.

Cambiamenti ormonali si hanno durante la gravidanza: in questo periodo le gengive diventano più sensibili e sono quindi più suscettibili a infiammazioni. Si parla anche di gengivite da gravidanza, in cui si verificano gonfiore, sanguinamento e recessione delle gengive.

Anche i cambiamenti ormonali durante la menopausa possono causare la recessione gengivale, così come farmaci quali la pillola anticoncezionale.

Ereditarietà

Anche la genetica rientra nelle cause della recessione delle gengive. Ci sono pazienti più predisposti di altri alla recessione gengivale per via della loro storia familiare.

Se hai familiari che hanno avuto malattie gengivali o sono stati interessati dalla recessione gengivale, è bene sottoporti a regolari controlli odontoiatrici per individuare eventuali sintomi di problemi gengivali.

Alcune persone potrebbero aver “ereditato” tessuti gengivali più sottili o più deboli, rendendoli più suscettibili alla recessione gengivale. Ma anche alcune condizioni genetiche, come la sindrome di Down e la sindrome di Ehlers-Danlos, possono causare malattie gengivali e recessione gengivale.

Se hai una storia familiare di malattie gengivali o recessione gengivale, è importante essere vigili nel mantenere una buona igiene orale e sottoporsi a controlli dentistici regolari per individuare eventuali primi segni di problemi gengivali.

Fumo

Una delle cause della recessione delle gengive è il fumo, che può danneggiare il tessuto gengivale, ma anche ridurre il flusso sanguigno alle gengive, rendendo più difficile per l’organismo combattere le infezioni.

Il fumo provoca anche un altro rischio: rallenta il processo di guarigione, in un trattamento contro la recessione gengivale, impedendo il recupero dai danni provocati dalle malattie gengivali.

Se hai notato uno dei sintomi che abbiamo descritto, prendi subito un appuntamento senz impegno presso il nostro studio dentistico

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Cosa fare se perdi un dente

Cosa fare se perdi un dente

Quando si perdono i denti permanenti, il danno non comporta soltanto una graduale modifica dell’aspetto – influendo anche sull’estetica del sorriso, se si tratta di uno dei denti anteriori, ossia dell’arcata centrale – ma anche sulla salute orale e sulla masticazione.

Infatti la perdita di un dente può indebolire la mascella e alterare l’occlusione (nel tempo.

Un alveolo vuoto, inoltre, provoca lo spostamento dei denti adiacenti per riempire lo spazio libero.

Cosa provoca la perdita di un dente?

Sono diverse le cause che entrano in gioco nella perdita dei denti: carie, malattie gengivali, traumi, bruxismo e fumo.

Carie dentali: una piccola carie trascurata, non curata, si diffonde, continuando a “demolire” il dente. Se prima poteva essere risolta con una semplice otturazione, a un certo punto occorre una cura endodontica, ossia una devitalizzazione – con probabile necessità di una corona dentale.

Se non si interviene in uno di questi casi, il dente potrebbe fratturarsi in modo tale da non poter essere più “riparato” e l’unica soluzione sarà estrarlo, per prevenire più gravi problemi.

Malattie gengivali: una gengivite – ossia una lieve forma di malattia parodontale – è un’infezione che attacca il tessuto gengivale e, se non curata in tempo, può aggravarsi in parodontite, che provocherà una perdita ossea e la caduta dei denti.

Spesso le malattie gengivali sono dovute alla scarsa igiene orale: un uso saltuario di spazzolino e filo interdentale – e saltuarie visite dentistiche – fanno sì che si formino placca e tartaro sulla superficie dei denti. Con il tempo i batteri possono infiltrarsi sotto il bordo gengivale, creando delle tasche, ricettacolo di infezioni.

Traumi o lesioni ai denti: un incidente o un infortunio sportivo possono causare traumi diretti sui denti, allentandoli fino a farli cadere o spezzandoli o fratturandoli in modo tale da doverli estrarre, perché impossibile ripararli.

Bruxismo: il continuo sfregamento dei denti uno contro l’altro provoca la consumazione dello smalto, rendendo i denti più vulnerabili alle infezioni e alle carie. In più, quel continuo movimento potrebbe a lungo andare causare una leggera mobilità di uno o più denti e pian piano portarli alla caduta.

Fumo: il fumo è uno dei fattori di rischio per la comparsa, l’estensione e la gravità della malattia parodontale, poiché ha effetti negativi sulle gengive e sulla salute orale in generale.

Cosa accade se trascuri la perdita di un dente?

Quando perdi un dente, non devi preoccuparti soltanto dell’aspetto estetico del problema. Infatti potresti perdere uno degli ultimi molari, che resta “nascosto alla vista”.

Purtroppo, se perdi un dente, insorgono ben altre conseguenze, la cui soluzione comporta interventi più costosi in futuro.

Problemi di occlusione/chiusura: la perdita di un dente crea uno spazio vuoto, e viene così a mancare il contatto con il dente corrispondente nell’altra arcata. Quest’ultimo dente sarà inutile alla masticazione. Non solo, ma, come abbiamo accennato, lo spazio libero provoca lo spostamento dei denti vicini.

Le conseguenze sono problemi all’occlusione/morso, dovuti al disallineamento dei denti, ma anche dolori articolari e mal di testa.

Perdita ossea: la masticazione ha un’altra funzione, stimola infatti la crescita ossea. Quando perdi un dente, quell’area non riceve più alcuna stimolazione e con il tempo l’osso si ridurrà, alterando la mascella e l’aspetto generale del volto.

Come ripristinare un dente caduto?

La risposta alla domanda “Cosa fare se perdi un dente?” è una sola: ripristinarlo. Non è soltanto una questione estetica, come hai letto fin qui, ma anche di salute del cavo orale e di masticazione.

Ripristinare la dentatura significa tornare alla situazione iniziale, con tutti i denti al loro posto, evitando così il disallineamento, il morso incompleto, la perdita ossea, l’alterazione dell’aspetto.

La soluzione migliore quando perdi un dente è data dall’implantologia dentale: sostituire il dente mancante con un impianto in titanio biocompatibile – che funge da radice artificiale e viene inserito nell’osso mascellare – e una corona protesica – che rappresenta il “dente visibile”, del tutto simile al dente naturale.

Il nuovo dente ha tutte le caratteristiche del dente naturale. La crescita ossea è così assicurata, la masticazione è di nuovo funzionale, l’aspetto del volto è invariato. Ne guadagna l’intera salute dell’organismo e anche l’autostima.

Se hai perso un dente, richiedi subito un consulto senza impegno: prendi un appuntamento per una visita odontoiatrica per ripristinare la dentatura completa.

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Sbiancamento dei denti: è adatto a te?

Sbiancamento dei denti: è adatto a te?

Che cos’è, innanzitutto, lo sbiancamento dei denti?

È una procedura di estetica dentale, che riporta i denti al loro colore naturale, migliorando il sorriso e l’intero aspetto della persona.

Perché i denti perdono il loro colore bianco e luminoso? Lo smalto dentale, ossia lo strato protettivo sulla parte superiore dei denti, è soggetto a una serie di fattori che ne influenzano il colore.

Alcuni cibi – come il vino, determinate bevande, il caffè, gli alimenti che contengono acidi – possono macchiare lo smalto, macchie che con il tempo divengono permanenti. Anche il fumo e alcuni farmaci contribuiscono all’ingiallimento dei denti.

Quando richiedere lo sbiancamento dei denti?

Questo trattamento è consigliato innanzitutto a chi ha subito un forte scolorimento o ingiallimento dei denti. Ma lo sbiancamento dentale è anche consigliato a chi non ha problemi di carie o malattie gengivali.

In questi casi il primo passo da compiere è ripristinare la normale funzionalità dei denti interessati da questi problemi, anche perché i prodotti usati per sbiancarne la superficie potrebbero entrare all’interno delle carie o nelle tasche gengivali e raggiungere le radici.

Quindi lo sbiancamento dei denti richiede prima di tutto una dentatura sana. Conviene prenotare una visita specialistica in uno studio odontoiatrico, prima di richiedere questa procedura.

Benefici dello sbiancamento dei denti

Ora ti illustriamo i vari benefici che comporta lo sbiancamento dentale. In commercio troverai dei kit di sbiancamento dei denti, ma un lavoro professionale, eseguito da un odontoiatra, dà risultati migliori e soprattutto duraturi.

Miglioramento della salute orale. Lo sbiancamento dentale rimuove le macchie di cibi, bevande, fumo che per anni si sono accumulate sullo smalto dei denti, portando al loro scolorimento. Dopo la procedura, oltre a risultare più luminosi, saranno anche meno soggetti a carie.

In più, dal momento che questa procedura rimuove le macchie che si sono formate sullo smalto, elimina anche la placca, i batteri e l’eventuale tartaro, donando gengive più sane e denti più puliti.

C’è un altro fattore che concorre a migliorare la salute orale: chi si sottopone allo sbiancamento dentale è più propenso a prendersi maggiore cura dei propri denti, usando il filo interdentale e il collutorio e questa abitudine comporta nel complesso una migliore salute del cavo orale.

Risultati duraturi. Come abbiamo accennato, lo sbiancamento professionale dei denti – che prevede anche un’assistenza post-trattamento – ha una durata maggiore, di anni, rispetto ai kit casalinghi, che non hanno alte concentrazioni di agenti sbiancanti.

Velocità del trattamento. L’uso di prodotti sbiancanti presenti in commercio può richiedere molto tempo per mostrare i primi risultati, mentre lo sbiancamento dei denti professionale ti porterà via soltanto un’ora nello studio dentistico e i risultati saranno immediatamente visibili.

Trattamento più conservativo e meno costoso. Dal punto di vista estetico, faccette dentali e corone comportano una preparazione del dente, che prevede la rimozione di uno strato dentale affinché si possano adattare faccette e corone. Lo sbiancamento dei denti, invece, non prevede alcuna preparazione. Se non sussistono gravi problemi ai denti, per cui sono necessarie le corone o le faccette, lo sbiancamento dentale è un trattamento conservativo migliore e anche meno costoso.

Facile mantenimento. Se acquisti uno dei kit di sbiancamento dentale, dovrai continuare a usarli. Se invece ti affidi a un servizio professionale, lo sbiancamento dei denti sarà più facile da mantenere, seguendo i consigli del tuo dentista di fiducia.

Attenzione: all’inizio è meglio evitare cibi e bevande che potrebbero macchiare i denti. Durante la procedura sbiancante viene rimossa anche la cosiddetta pellicola salivare acquisita. È uno strato sottilissimo che protegge la superficie dei denti contro gli agenti esterni.

È quindi una barriera protettiva che nell’arco di 24 ore viene ripristinata. Durante questo periodo è bene non assumere alimenti che possano compromettere il trattamento sbiancante.

Consulta il tuo dentista

Lo sbiancamento dei denti è un’ottima soluzione se desideri migliorare l’aspetto dei tuoi denti e del tuo sorriso, e se hai uno scolorimento o ingiallimento che non può essere risolto con le consueta igiene orale – spazzolino e dentifricio, filo interdentale e collutorio.

Il nostro consiglio è di prenotare una visita senza impegno nel nostro studio: controlleremo lo stato di salute dei tuoi denti e ti sapremo dire se hai davvero bisogno dello sbiancamento e se il trattamento può essere eseguito subito o dopo eventuali cure odontoiatriche.

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Le fasi della malattia gengivale

Le fasi della malattia gengivale

La malattia gengivale, chiamata anche malattia parodontale, è un’infezione batterica delle gengive che, se non trattata per tempo, può progredire fino a colpire l’osso e portare alla perdita dei denti e ad altre gravi complicazioni di salute.

I batteri sono presenti nella placca, una patina che si forma sui denti e che bisogna costantemente rimuovere con lo spazzolino e il filo interdentale dopo ogni pasto. Una scarsa igiene dentale fa sì che i batteri irritino e infiammino il tessuto gengivale, provocandone il lento distacco dai denti e la distruzione dell’osso mascellare.

La conseguenza è un allentamento dei denti, cui viene a mancare il supporto, e la loro caduta.

Come vedi, saper riconoscere le fasi della malattia gengivale ti permette di agire tempestivamente e affidarti alle cure del tuo dentista per un trattamento adeguato.

Le fasi della malattia gengivale

Possiamo riconoscere 4 fasi della malattia parodontale:

  1. Gengivite
  2. Parodontite precoce
  3. Parodontite moderata
  4. Parodontite avanzata

La gengivite: fase iniziale della malattia gengivale

Il primo stadio della malattia parodontale è la gengivite, che consiste in una lieve infiammazione delle gengive causata dall’accumulo di placca attorno ai denti. In questa prima fase potresti non avvertire dolore né disagi.

Tuttavia, se impari a riconoscerne i sintomi, puoi invertire lo stadio, guarendo del tutto, altrimenti la gengivite non riconosciuta e non trattata può trasformarsi in parodontite, più distruttiva e incurabile.

I sintomi comuni della gengivite sono:

Gengive gonfie o sanguinanti

  • Alitosi
  • Recessione gengivale
  • Aumento degli spazi tra i denti

Se hai notato uno o più di questi sintomi, fissa il primo possibile un appuntamento con il dentista: con un intervento precoce la gengivite può essere facilmente curata prima che progredisca verso gli stadi più gravi della malattia gengivale.

Le 3 forme di parodontite

Le altre fasi della malattia gengivale riguardano 3 forme di parodontite: precoce, moderata e avanzata.

Parodontite precoce. Questa forma iniziale di parodontite si verifica quando la gengivite non viene trattata per tempo e consiste in un’infezione più evidente che colpisce il legamento parodontale, ossia le fibre che uniscono le radici dei denti all’alveolo.

Alcuni sintomi della parodontite precoce non si riconoscono, purtroppo, da quelli della gengivite, motivo per cui non vanno assolutamente ignorati:

  • Alitosi
  • Arrossamento e sanguinamento delle gengive
  • Recessione gengivale
  • Aumento degli spazi tra i denti
  • Sensibilità dei denti
  • Denti allentati
  • Formazione di tasche parodontali

In questa forma iniziale di parodontite i batteri iniziano a penetrare negli strati più profondi del tessuto gengivale e nell’osso circostante, provocando danni irreversibili e perdita ossea.

Parodontite moderata. Terzo stadio della malattia gengivale, è caratterizzata da una significativa perdita ossea e da recessione gengivale.

La principale differenza rispetto alla parodontite precoce consiste in un maggiore danno, e permanente, ai legamenti o alle articolazioni tra la radice del dente e l’alveolo.

I sintomi di questa fase comprendono:

  • Gonfiore e arrossamento delle gengive
  • Tasche profonde sulle gengive
  • Ascessi gengivali
  • Alitosi cronica
  • Dolore o disagio durante la masticazione
  • Migrazione o spostamento dei denti
  • Cambiamenti nel morso

Parodontite avanzata. Nello stadio finale della parodontite si verifica una grave perdita ossea, con conseguente mobilità dei denti. In alcuni casi, infatti, il dentista è costretto a estrarre i denti interessati e intervenire con una procedura ricostruttiva per ripristinare la completa masticazione.

I sintomi più comuni includono:

  • Dolore intenso
  • Perdita dei denti
  • Infiammazione, gonfiore e sanguinamento delle gengive
  • Grave recessione gengivale
  • Secrezione di pus e ascessi dolorosi

La malattia parodontale in questa fase avanzata può portare a problemi di salute molto gravi, come il diabete o addirittura un infarto.

Quanto velocemente progredisce la malattia gengivale?

Una domanda frequente posta dai pazienti è: “Quanto tempo passa dalla gengivite alla parodontite?”.

Non è possibile fornire una risposta precisa a questa domanda, perché bisogna considerare che ogni caso è a sé: dipende, in breve, da diversi fattori, primi fra tutti l’igiene orale, ma anche l’età dei pazienti.

Dalla gengivite alla parodontite potrebbero anche trascorrere mesi o perfino anni. Ma il passaggio dalla gengivite alla parodontite avviene soltanto se questa prima fase della malattia gengivale viene trascurata e non trattata: a questo punto non può che progredire e portare alla perdita dei denti.

È abbastanza facile curare la gengivite è relativamente facile, ma occorre agire rapidamente.

Devi soltanto sapere che la progressione della malattia gengivale è graduale, ma soprattutto costante, perché la placca continua ad accumularsi e i batteri a danneggiare i tessuti gengivali e l’osso.

Quindi il nostro consiglio è semplice: se hai notato uno dei sintomi descritti, non tergiversare e prendi subito un appuntamento nel nostro studio odontoiatrico.

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