da Dott. Domenico Campana | Mag 25, 2026 | Blog
Oggi sempre più persone desiderano un sorriso luminoso e richiedono lo sbiancamento dentale. Tuttavia, si chiedono se sia possibile ottenerlo indossando un apparecchio ortodontico.
Possiamo quindi dire subito che è possibile sbiancare i denti durante il trattamento ortodontico: tuttavia l’apparecchio, com’è naturale, crea delle difficoltà, degli ostacoli, poiché le staffe e i fili coprono una parte dei denti.
Noi sconsigliamo sempre le soluzioni fai-da-te: prima di tutto non otterrai risultati efficaci e duraturi, ma con l’apparecchio ortodontico potresti sicuramente ottenere risultati non uniformi: quindi aree dei denti sbiancate e altre, coperte dall’apparecchio, della stessa tonalità iniziale.
Una volta terminato il trattamento ortodontico, noterai dunque delle chiazze. Dal momento che le staffe si fissano direttamente allo smalto, nessun agente sbiancante, come strisce, gel o collutori, può raggiungere la zona sottostante. Quando l’apparecchio viene rimosso, queste zone protette appaiono spesso più scure o più gialle rispetto al dente circostante, creando un aspetto a chiazze e maculato che nessuno desidera dopo mesi di trattamento ortodontico.
Inoltre devi considerare l’ingiallimento della superficie dei denti causato all’accumulo di placca. L’apparecchio ortodontico rende la pulizia accurata molto più difficile: residui di cibo e placca si accumulano intorno a staffe e fili e, se questi accumuli non vengono rimossi regolarmente, si formano delle macchie.
Come sbiancare i denti con l’apparecchio ortodontico Invisalign?
L’apparecchio Invisalign offre una serie di vantaggi e per questo motivo è molto richiesto: quasi invisibile, grazie agli allineatori creati con materiale termoplastico flessibile.
Gli allineatori di Invisalign sono rimovibili, quindi non si pone il problema dello sbiancamento dentale in presenza di questo tipo di apparecchio ortodontico. Il dentista rimuoverà gli allineatori – che comunque vanno rimossi periodicamente per sostituirli con altri – e procederà con il trattamento sbiancante.
Come sbiancare i denti con l’apparecchio ortodontico tradizionale?
Chi indossa un apparecchio ortodontico con allineatori metallici o in ceramica, come abbiamo accennato, non potrà ottenere uno sbiancamento uniforme, poiché i brackets, applicate su ogni singolo dente, non possono essere rimosse, quindi una parte della superficie dei denti non verrà sbiancata.
Quali alternative esistono per avere uno sbiancamento dentale con l’apparecchio tradizionale?
Se vuoi ottenere una tonalità più uniforme e omogenea, allora il momento migliore per sbiancare i denti è dopo la rimozione dell’apparecchio tradizionale. Al termine del trattamento ortodontico, tutto lo smalto è esposto e lo sbiancamento raggiunge ogni superficie in modo uniforme.
Alcuni pazienti, invece, preferiscono un primo sbiancamento dei denti durante il trattamento ortodontico con l’apparecchio tradizionale e una seconda seduta alla fine del trattamento, per uniformare la tonalità della dentatura.
Infatti la tonalità dello smalto dei denti sotto gli attacchi si uniformerà al resto del dente dopo un ciclo completo di sbiancamento. Cosa importante da sapere è che gli agenti sbiancanti non indeboliscono il materiale ceramico.
Se preferisci attendere la fine del trattamento ortodontico, allora puoi seguire alcuni consigli per mantenere il più possibile luminosi e puliti i tuoi denti, rimandando lo sbiancamento dentale a cura terminata.
- Usa uno spazzolino elettrico, che aiuta a rimuovere meglio la placca e a mantenere i denti puliti. Alcuni spazzolini elettrici sono dotati hanno anche una modalità lucidante che aiuta a rimuovere le macchie superficiali.
- Usa tutti i giorni uno scovolino interdentale: aiuta a pulire la superficie dei denti intorno alle staffe, ai fili e negli spazi ristretti, contribuendo a mantenere i denti bianchi e sani.
- Sciacqua la bocca con acqua dopo i pasti: è particolarmente importante se consumi cibi o bevande che comunemente macchiano i denti, come vino rosso, caffè, tè, ecc.
Quanto tempo dopo il trattamento ortodontico è possibile sbiancare i denti?
Se preferisci richiedere lo sbiancamento dentale dopo aver terminato il trattamento ortodontico con l’apparecchio – tradizionale o invisibile – è bene sapere che immediatamente dopo la sua rimozione, i denti potrebbero essere per un breve periodo un po’ sensibili.
È sempre consigliabile prenotare una visita dentistica, affinché l’odontoiatra possa valutare il grado di sensibilità dei tuoi denti e procedere subito con lo sbiancamento dentale o attendere qualche mese in modo che diminuisca o sparisca la sensibilità dei denti.
da Dott. Domenico Campana | Mag 10, 2026 | Blog
Hai deciso di chiedere un servizio di sbiancamento dentale al tuo odontoiatra. Adesso che hai un sorriso più luminoso, ti starai chiedendo certamente quanto duri.
Mantenere i denti bianchi dopo lo sbiancamento è un’abitudine che devi prendere, per non vedere vanificato il lavoro del dentista – e anche per non aver speso soldi invano!
Le prime 48 ore dopo lo sbiancamento dentale
Questo breve periodo di tempo è il più critico dopo il trattamento con gli agenti sbiancanti.
Durante questo periodo, infatti, lo smalto è divenuto molto sensibile e alcuni cibi, bevande e abitudini possono compromettere i risultati ottenuti.
Uno dei passi fondamentali è mantenere una corretta igiene orale subito dopo la seduta di sbiancamento: ti garantirà effetti più duraturi. Purtroppo molti pazienti ignorano che alcune piccole azioni o abitudini possono produrre effetti significativi sui denti appena sbiancati.
È quindi importante che tu segua alcuni semplici consigli per ridurre al minimo la probabilità che si formino macchie precoci sulla superficie dei denti.
Perché le prime 48 ore dopo lo sbiancamento dentale sono così determinanti?
Dopo il trattamento di sbiancamento dentale professionale, i denti sono più porosi del solito. È una condizione temporanea che permette agli agenti sbiancanti di penetrare più in profondità, rimuovendo così le macchie più persistenti.
Allo stesso tempo, però, questa accentuata porosità rende i tuoi denti più vulnerabili alle macchie prodotte da cibi, bevande e abitudini di vita come il fumo, che comprometteranno i risultati.
Inoltre le prime 48 ore dopo lo sbiancamento dentale sono anche il periodo in cui la sensibilità è massima, quindi devi prestare molta attenzione a ciò che mangi e a come ti prendi cura dei denti.
Cibi e abitudini da evitare per mantenere i denti bianchi dopo lo sbiancamento
Un primo passo è conoscere quegli alimenti e bevande che è meglio evitare subito dopo lo sbiancamento dentale: sono cibi che possono compromettere rapidamente i risultati e ridurre l’efficacia del trattamento.
Bevande scure, come caffè, tè, vino rosso, birra, coca cola e succhi di frutta con coloranti, ossia bevande che contengono pigmenti e che quindi possono macchiare velocemente i denti appena sbiancati. Evita quindi il contatto diretto di queste bevande coi denti. Anche se usi una cannuccia, appena bevuto sciacqua la bocca per limitare le macchie.
Bevande acide, come succhi di agrumi, bevande sportive e bibite gassate, quindi bevande che possono ammorbidire lo smalto, già sensibile dopo il trattamento sbiancante, aumentando la predisposizione a macchie e sensibilità. Puoi berle con moderazione, o diluendole con acqua, così da proteggere lo smalto. Usa una cannuccia o bevi acqua subito dopo per ridurre il contatto diretto con i denti.
Frutti acidi, come arance, limoni o altri agrumi, che possono indebolire lo smalto.
Alimenti con pigmenti forti, come frutti di bosco, salsa di pomodoro, salsa di soia, salsa barbecue e curry (salse scure in generale), perché possono aderire facilmente allo smalto durante quelle prime 48 ore.
Se non puoi evitare qualcuno di questi alimenti, sciacqua o lava i denti subito dopo per evitare che i pigmenti si depositino sullo smalto. Puoi usare un collutorio per migliorare la protezione contro le prime discromie.
È preferibile consumare cibi di colore chiaro per ridurre il rischio di macchie mentre lo smalto è temporaneamente poroso. Alimenti del genere sono cavolfiore, latte, pasta, riso, salse bianche a base di panna, uova, pesce bianco, petto di pollo, tofu, patate, yogurt bianco, banane, mele, pere.
Cibi molto caldi e molto freddi, poiché i denti subito dopo lo sbiancamento sono diventati più sensibili. Usa i dentifrici specifici per denti sensibili, che possono ridurre il fastidio.
Gomme o caramelle scure, anche se sembrano innocue, possono depositare pigmenti sullo smalto. Scegli gomme o caramelle chiare o senza zucchero per ridurre al minimo il rischio, soprattutto durante le 48 ore successive allo sbiancamento, quando i denti sono più vulnerabili.
Fumo, tabacco da masticare e sigarette elettroniche sono il modo più rapido per perdere la brillantezza dei denti, scolorirli e farli divenire gialli. Il tabacco e le sigarette elettroniche macchiano i denti e seccano la bocca. La nicotina e il catrame si attaccano allo smalto e causano rapidamente la ricomparsa di macchie gialle o marroni.
Sciacquare la bocca per 30 secondi
Una buona abitudine da prendere per mantenere i denti bianchi dopo lo sbiancamento è sciacquare la bocca dopo ogni pasto per circa 30 secondi.
Seguendo questa abitudine, potrai:
- Eliminare i pigmenti del cibo che si sono depositati
- Ridurre l’acidità delle bevande
- Mantenere l’alito fresco tra una spazzolatura e l’altra
Cura quotidiana dell’igiene dentale
Lava i denti regolarmente. È un consiglio valido ovviamente in ogni caso, non soltanto per mantenere i tuoi denti bianchi dopo il trattamento sbiancante. Comunque, una buona igiene orale dopo il trattamento mantiene i denti brillanti.
- Spazzola i denti almeno due volte al giorno per due minuti, o comunque sempre dopo i pasti
- Usa il filo interdentale una volta al giorno per rimuovere la placca tra i denti
- Usa uno spazzolino a setole morbide e esercita una pressione delicata
Mantenere i denti bianchi dopo lo sbiancamento, come hai appena appreso, non è assolutamente difficile. Bastano piccole accortezze che ti permetteranno di non rendere vani gli effetti del trattamento.
da Dott. Domenico Campana | Apr 25, 2026 | Blog
Hai notato che con il passare del tempo i denti possono iniziare a macchiarsi e ingiallirsi. La decolorazione dei denti è un problema che dipende da molti fattori: predisposizione, alimentazione e anche abitudini e stili di vita come il fumo o la regolare assunzione di bevande scure come caffè, tè, vino rosso.
In questi casi molti richiedono al nostro studio odontoiatrico lo sbiancamento dentale: una tecnica che restituisce ai denti il loro colore naturale, la loro luminosità, migliorando l’aspetto del sorriso, e dunque anche l’autostima. È un procedimento che non danneggia in alcun modo i denti.
Una delle domande che ci vengono poste da chi sceglie questo servizio riguarda la durata dell’effetto sbiancante. Anche in questo caso non esiste una risposta univoca.
Sbiancamento dentale in studio o domiciliare?
Uno dei fattori che condiziona la durata dello sbiancamento dei denti è il tipo di procedura utilizzata. Oggi puoi ottenere un’azione sbiancante in due modi:
- Sbiancamento dentale a casa: in questo caso si usano dei kit sbiancanti da utilizzare a casa e forniti dall’odontoiatra.
- Sbiancamento dentale in studio: l’odontoiatra, in una o più sedute, provvederà a uno sbiancamento dei denti professionale. Soprattutto, rispetto allo sbiancamento domiciliare con i kit da banco, il dentista valuterà quali denti necessitano un’azione sbiancante maggiore. Inoltre applicherà il gel sbiancante in modo uniforme sulle superfici dei denti.
Tuttavia puoi trovare in circolazione anche i dentifrici sbiancanti, ma al massimo hanno un effetto temporaneo.
Cosa può influenzare la durata dello sbiancamento dentale?
Vi sono fattori e stili di vita – alcuni dei quali in comune con le cause dell’ingiallimento e delle macchie dei denti – che possono influenzare la durata dei risultati dello sbiancamento.
Come abbiamo già accennato, lo sbiancamento dentale professionale offre risultati più duraturi e sicuri rispetto ai kit da banco. Nel primo caso l’effetto può durare da 1 a 3 anni con una buona manutenzione, nel secondo invece può svanire in pochi mesi.
Ciò che influenza la durata dello sbiancamento sono soprattutto altri fattori.
Stile di vita: abitudini come il fumo e il consumo quotidiano di bevande scure come vino, caffè e tè possono macchiare lo smalto, ossia lo strato superficiale dei denti, riducendo quindi la durata dell’effetto sbiancante. Anche alcuni alimenti macchiano i denti, come frutti di bosco e barbabietole, che a lungo andare possono compromettere i risultati.
Scarsa igiene orale: cibo e bevande depositano particelle residue sullo smalto dei denti che, se non rimosse con un’accurata e regolare igiene orale, con il tempo faranno diminuire l’effetto sbiancante.
Età: con l’avanzare dell’età lo smalto dei denti si assottiglia, esponendo la dentina sottostante, che in genere appare giallastra.
Traumi dentali: se hai subito traumi o scheggiature ai denti, potresti notare che sono scoloriti o grigi.
Farmaci: chi assume alcuni farmaci può notare una certa decolorazione, più profonda e non superficiale come le macchie di cibo.
Come prolungare i risultati dello sbiancamento dentale
Lo sbiancamento dentale non è eterno – perché i denti sono naturalmente porosi e assorbono le macchie – ma è comunque possibile prolungarne l’effetto seguendo alcuni consigli e prendendosi cura dei propri denti.
- Igiene dentale: lavarsi i denti regolarmente e usare il filo interdentale aiuta a mantenerli sani e a rimuovere la placca. Utilizza uno spazzolino a setole morbide e un dentifricio al fluoro per mantenere lo smalto forte.
- Evita cibi e bevande che macchiano i denti: è meglio ridurre il consumo di bevande come caffè e tè e frutta come i frutti di bosco. Se dovessi consumarli, allora sciacqua la bocca con acqua subito dopo. Sciacquare la bocca con acqua aiuta a rimuovere i pigmenti prima che si depositino.
- Visite dentistiche regolari: è consigliabile sottoporsi a controlli e pulizie dentali professionali, due volte l’anno, presso il proprio dentista per rimuovere la placca, se si è formata, o il tartaro, in cui si trasforma la placca indurita, e mantenere la bocca in ottime condizioni.
Se hai notato un ingiallimento dei denti o una leggere decolorazione, prenota una visita senza impegno presso il nostro studio: valuteremo prima di tutto l’entità e le cause del problema, offrendoti le soluzioni adeguate a risolverlo.
da Dott. Domenico Campana | Mar 30, 2026 | Blog
Conosci la differenza tra impianto dentale e ponte? E sai quando è possibile o è preferibile scegliere la prima soluzione invece della seconda?
Quando perdi un dente, devi prendere una decisione importante nel più breve tempo possibile: come sostituire il dente mancante?
Hai soltanto due alternative:
- un impianto dentale
- un ponte
Entrambe le soluzioni ripristinano la tua dentatura, danno l’aspetto dei denti naturali, ti permettono di mangiare come prima e di sorridere senza imbarazzo. Tuttavia non sono la stessa cosa e, soprattutto, sono due interventi differenti e con un differente impatto sui denti.
Cos’è un impianto dentale?
Un impianto dentale è una vite in titanio biocompatibile che viene inserita chirurgicamente nell’osso mascellare: sostituirà quindi la radice del dente.
Sull’impianto, dopo la guarigione della gengiva e dopo l’osteointegrazione, sarà inserito un moncone, su cui verrà posizionata una corona (protesi) dentale: il dente fisso, artificiale. Il tuo dente sostitutivo avrà l’aspetto, la sensazione e la funzionalità di un dente naturale.
Cos’è un ponte dentale?
Un ponte dentale è una protesi fissa progettata per colmare lo spazio vuoto fra due denti naturali: il dente artificiale è quindi il “ponte”, ancorato ai denti naturali adiacenti.
Anche il ponte, al pari della corona sull’impianto dentale, è realizzato su misura per adattarsi al colore, alla forma e alle dimensioni dei denti naturali, garantendo così un aspetto naturale.
Rispetto all’impianto dentale, è una procedura più rapida e meno invasiva, non richiede un intervento chirurgico e i tempi di trattamento sono in genere più brevi.
Tipi di ponti dentali
Esistono 4 tipi di ponti dentali:
- Ponti dentali tradizionali: i più comuni. Sono costituiti da uno o più denti artificiali tenuti in posizione da corone dentali, cementate sui denti adiacenti al dente o ai denti mancanti. Richiedono la rimozione di una piccola quantità di smalto dentale dai denti circostanti.
- Ponti dentali in estensione: sono fissati da una corona dentale cementata a un solo dente naturale, quindi solo uno dei denti adiacenti deve essere preparato per la procedura. Tuttavia, questo tipo di ponte è meno stabile e può essere utilizzato solo nella parte anteriore della bocca.
- Ponti dentali adesivi: sono realizzati in porcellana, porcellana fusa su metallo o resina composita, con denti e gengive supportati da una struttura metallica o in porcellana. Questo ponte utilizza alette in metallo o porcellana su ciascun lato del ponte, cementate sulla parte posteriore dei denti adiacenti, quindi non richiede la modifica dei denti circostanti; tuttavia, è meno resistente dei ponti tradizionali.
- Ponti dentali su impianti: utilizzano impianti dentali come supporto. In genere, un impianto viene inserito chirurgicamente per ogni dente mancante e questi impianti mantengono il ponte in posizione. Se non è possibile inserire un impianto per ogni dente mancante, il ponte prevede un elemento intermedio sospeso tra due corone su impianto.
Principali differenze tra impianto dentale e ponte
Gli impianti richiedono un intervento chirurgico e un periodo di guarigione prima di fissare la corona definitiva. Un impianto può durare decenni o addirittura tutta la vita se ben curato. È infatti importante prendersi cura dell’impianto dentale e della corona, proprio come ti prendi cura dei denti naturali.
I ponti richiedono in genere due sedute: una per la preparazione dei denti di supporto e una per il posizionamento del ponte.
Gli impianti non coinvolgono i denti adiacenti e contribuiscono a preservare la struttura dentale naturale. Inoltre l’impianto, radice artificiale, stimola l’osso mascellare, prevenendo la perdita ossea: l’osso mascellare quindi non si riassorbe.
I ponti richiedono la limatura dei denti adiacenti per posizionare le corone (un ponte presenta quindi 3 corone).
C’è un’altra differenza fra impianto dentale e ponte da tenere presente: la visibilità. Il ponte non è inserito sotto la gengiva come l’impianto, quindi è possibile che la struttura del ponte sia visibile dietro o tra i denti sostitutivi. Il ponte, inoltre, richiede del tempo per abituarsi alla sua presenza in bocca.
Differenze nella procedura tra impianto dentale e ponte
Se vuoi sostituire un dente mancante in modo rapido (e anche economico), allora la scelta ottimale è un ponte dentale, che di solito richiede solo due visite dal dentista, a distanza di un paio di settimane.
L’odontoiatra prenderà le impronte dentali, applicherà le corone provvisorie e infine installerà il ponte definitivo.
Gli impianti, invece, richiedono un tempo maggiore. Dopo l’inserimento di un impianto dentale occorre attendere la guarigione della gengiva (circa un paio di settimane), ma soprattutto l’osteointegrazione, ossia l’integrazione dell’impianto all’osso mascellare, che in genere richiede dai 2 ai 6 mesi, prima di poter applicare il moncone e la corona.
da Dott. Domenico Campana | Mar 26, 2026 | Blog
Sappiamo che una
cattiva postura influenza il
bruxismo, ossia l’abitudine di
digrignare o serrare i denti, inconsciamente e soprattutto durante il sonno.
Chi serra o digrigna i denti durante il sonno è a maggior rischio di soffrire di altri disturbi correlati al sonno, come russare e le cosiddette apnee notturne. Alcuni pazienti potrebbero non sapere di soffrire di bruxismo finché non riscontrano problemi ai denti o alla mandibola a causa di esso.
Il bruxismo è quindi un fenomeno comune che può avere un impatto significativo sulla tua salute orale: non solo provoca dolore e fastidio, ma influisce negativamente anche sulla salute di denti e gengive nel tempo.
Problemi dentali del bruxismo a breve termine
Il bruxismo è una condizione che mette a rischio la tua salute orale già nel breve termine. Questo significa che già dai primi mesi potresti notare i primi danni causati da questa abitudine inconscia.
Questi problemi riguardano l’usura dello smalto, la frattura dei denti, la sensibilità, il mal di testa, perfino il dolore alle orecchie, fino a compromettere l’igiene orale, con tutte le conseguenze che comporta.
Usura dei denti ed erosione dello smalto
Uno degli effetti più evidenti del bruxismo è la graduale usura dello smalto dentale, lo strato duro e protettivo dei denti.
Infatti, il bruxismo (digrignamento e serramento costanti) causa una pressione eccessiva sullo smalto, ed il successivo assottigliamento – quindi l’appiattimento delle superfici masticatorie – e rende i denti più vulnerabili a sensibilità, carie e perdita. Purtroppo, lo smalto non può essere ripristinato naturalmente.
Denti fratturati o scheggiati
La continua pressione causata dal bruxismo può provocare la rottura o la scheggiatura dei denti, causando gravi problemi dentali.
Anche se questi danni potrebbero non essere visibili all’inizio, a lungo andare possono peggiorare, aggravando la situazione e rendendo necessarie cure canalari con corone dentali o perfino l’estrazione di uno o più denti e quindi l’inserimento di impianti dentali per ripristinare la dentatura completa.
Aumento della sensibilità dei denti
Quando si usura lo smalto, viene esposta la dentina sottostante, quindi i denti saranno più sensibili a cibi e bevande caldi, freddi, dolci o acidi. Le persone affette da bruxismo spesso provano fastidio mangiando o bevendo, disagio che può influire sulla loro qualità di vita.
Mal di testa ed emicrania
Il bruxismo impegna i muscoli della mandibola, portando a mal di testa ed emicranie, in particolare alle tempie, ma anche affaticamento dei muscoli facciali. La tensione cronica nei muscoli della mandibola e del viso può scatenare gravi emicranie, compromettendo il benessere generale e la produttività.
Dolore alle orecchie e problemi di udito
Poiché l’articolazione temporo-mandibolare si trova vicino alle orecchie, il bruxismo può causare dolore riferito alle orecchie. Questo può essere percepito come un’infezione all’orecchio o un accumulo di pressione. Nei casi più gravi, il digrignamento prolungato può persino contribuire all’acufene (ronzio nelle orecchie) o alla perdita dell’udito a causa dell’eccessiva sollecitazione delle strutture circostanti.
Igiene orale compromessa
Le superfici dentali irregolari o usurate causate dal bruxismo possono rendere difficile mantenere una corretta igiene orale, aumentando il rischio di carie, malattie gengivali e altri problemi di salute orale.
Problemi dentali del bruxismo a lungo termine
Con il passare del tempo, se non avrai risolto il problema del bruxismo, i danni alla salute orale saranno molto più gravi – come la recessione delle gengive, la mobilità dei denti, l’usura dei precedenti restauri dentali, malocclusioni e anche i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare.
Questo genere di danni si verifica dopo circa 3 anni, quindi un significativo periodo di tempo.
Recessione gengivale
Abbiamo detto che il bruxismo esercita una forte e continua pressione sui denti, ma in questo processo sono anche interessate le gengive circostanti.
Con il tempo, infatti, questa forza può portare alla recessione gengivale, esponendo le radici dei denti all’attacco dei batteri, con il rischio di carie o perfino di malattia gengivale.
Denti allentati e possibile perdita di denti
Digrignare i denti ripetutamente, ogni giorno, porta a un’altra spiacevole conseguenza: l’indebolimento delle strutture di supporto dei denti, inclusi legamenti e ossa.
Il persistente sfregamento delle due arcate dentarie può causare la mobilità dei denti. Un dente mobile è un dente debole, che porta a problemi funzionali, come difficoltà a masticare e parlare. Non solo, ma se non si interviene sul bruxismo, il dente potrà cadere.
Impatto sui restauri dentali
Come il bruxismo crea danni allo smalto dentale, con lo sfregamento prolungato nel tempo delle arcate, allo stesso modo può usurare e danneggiare più rapidamente otturazioni, corone, ponti e altri restauri dentali.
Dolore alla mandibola e disturbi dell’ATM
La pressione esercitata sui denti, quando si soffre di bruxismo, si estende anche all’articolazione temporo-mandibolare (ATM) che collega la mandibola al cranio.
I disturbi dell’ATM provocano dolore alla mandibola e difficoltà ad aprire e chiudere la bocca.
Disallineamento del morso e problemi ortodontici
Un altro effetto a lungo termine del bruxismo consiste nel disallineamento delle arcate, causando malocclusione. Questo significa difficoltà di masticazione e aumento della pressione su alcuni denti.
Risolvi il problema del bruxismo
Se sai di soffrire di questa condizione, non perdere tempo e contattaci per un consulto gratuito. Basta una visita specialistica per far capire all’odontoiatra se soffri di bruxismo.
da Dott. Domenico Campana | Mar 13, 2026 | Blog
Molti pazienti chiedono se chi soffre di parodontite possa sottoporsi a un intervento odontoiatrico per l’inserimento di un impianto dentale.
Ma cos’è la parodontite?
La parodontite è la forma più grave di malattia gengivale, una condizione che si verifica quando le gengive si gonfiano, si infiammano e divengono doloranti e sensibili. La causa è la proliferazione dei batteri presenti nella placca, che si accumulano sulle gengive e intorno a esse.
Il rischio di malattia gengivale aumenta non solo in caso di scarsa igiene orale, ma anche se si assumono determinati farmaci, si fuma, si soffre di diabete o se in famiglia si è verificata una storia di malattia gengivale.
Se non curata, la parodontite può peggiorare, provocando la retrazione delle gengive e, infine, la perdita dei denti. La parodontite è infatti la principale causa di perdita dei denti negli adulti.
Dunque, la preoccupazione dei pazienti è più che lecita: l’impianto dentale deve essere ancorato all’osso mascellare, quindi al di sotto della gengiva. Se le gengive sono infiammate o comunque presentano sintomi di parodontite, non sono adatte a un intervento chirurgico.
Pazienti con parodontite possono ottenere impianti dentali?
Chi soffre di parodontite e ha bisogno di impianti dentali, prima di tutto deve tenere sotto controllo la malattia gengivale.
Un primo passo è sottoporsi a una pulizia dentale professionale, quindi ablazione del tartaro e levigatura radicolare, che rimuoverà la placca e il tartaro che causano la gengivite. Se le gengive sono infette, potrebbe essere prescritto anche un collutorio antibatterico medicato.
Se si stanno assumendo dei farmaci che possono provocare la parodontite, allora è bene consultare il proprio medico per valutare se sia possibile sospendere temporaneamente quei farmaci o assumere farmaci alternativi.
Se la parodontite è stata trattata, il parodontologo verificherà l’idoneità dei pazienti agli impianti dentali: infatti, se non riscontrerà segni di infezione attiva, se la profondità delle tasche gengivali è ridotta e stabile e se i tessuti molli sono sani intorno ai denti adiacenti, sarà possibile inserire uno o più impianti.
La parodontite e gli impianti dentali sono in stretta relazione tra loro: se la malattia gengivale non viene trattata, può portare alla perdita dei denti. I denti possono essere ripristinati con l’implantologia dentale, a patto che la parodontite non abbia attaccato e assottigliato l’osso mascellare.
Gengive e ossa mascellari sane per gli impianti dentali
Il requisito fondamentale per ottenere impianti dentali sono gengive sane e ossa mascellari forti, poiché devono sostenere gli impianti e fondersi con l’osso (processo chiamato osteointegrazione).
Se non c’è sufficiente osso, non è possibile inserire un impianto dentale, cioè una vite in titanio biocompatibile. Il diametro di un impianto va dai 3,5 ai 4,2 mm, quindi attorno all’impianto deve esserci osso anche in altezza.
Se l’osso mascellare si è assottigliato molto a causa della parodontite, non è possibile inserirvi un impianto dentale, perché non sarà stabile.
La parodontite influisce sugli impianti dentali?
Abbiamo detto che, prima di poter inserire un impianto dentale, la malattia gengivale va tenuta sotto controllo, quindi trattata, altrimenti l’intervento dell’impianto fallirà.
La parodontite altera la salute delle gengive e dell’osso mascellare e aumenta il rischio di infezioni e rallentare la guarigione. La parodontite crea delle tasche tra i denti e le gengive, in cui si annidano i batteri, provocando un’infiammazione cronica e danneggiando l’osso.
Si parla di perimplantite, ossia un’infezione batterica che si sviluppa attorno all’impianto dentale compromettendone la stabilità e l’osso mascellare. È una condizione simile alla parodontite, poiché attacca i tessuti molli e l’osso che sostiene l’impianto, provocando infiammazione, gonfiore, sanguinamento, fino alla formazione di tasche profonde e perdita ossea.
Prima di un intervento per l’inserimento di impianti dentali, infatti, l’odontoiatra verificherà la presenza o meno di infezioni.
La malattia gengivale è un ostacolo per gli impianti dentali?
La malattia gengivale è un nome generico con cui si indicano i due principali tipi di malattia: la gengivite e la parodontite, forma più grave.
In genere, la malattia gengivale non è un ostacolo per ottenere gli impianti dentali: se hai le gengive infiammate, sanguinanti o con presenza di profonde tasche, bisognerà attendere e trattare la gengivite finché le gengive non torneranno sane.
L’odontoiatra valuterà anche lo stile di vita e la salute dell’intero organismo del paziente: controllo del diabete, abitudine al fumo e eventuali farmaci assunti.
Se hai bisogno di uno o più impianti dentali, prenota un appuntamento senza impegno, così da valutare se sia possibile un intervento di implantologia oppure occorra prima trattare la malattia gengivale.